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	<title>Cantiere Sociale Chioggialab</title>
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		<title>Liberi di sognare ancora</title>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique4">Movimento</category>


		<description>Torino: tutti fuori dal carcere tra domiciliari e obbligo di firma &lt;br /&gt;Le questioni dell'autunno all'origine degli arresti (falliti) &lt;br /&gt;di Francesco Raparelli &lt;br /&gt;Tutti fuori! Due studenti torinesi agli arresti domiciliari, tutti gli altri con obbligo di firma o di dimora. Quel che conta &#232; che tutte e tutti sono fuori dal carcere! &lt;br /&gt;Una vittoria importante e non scontata. Operazione gestita in grande, dal magistrato pop dell'antimafia, collaboratore di Micromega e riferimento assoluto della sinistra (...)


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.chioggialab.org/web/IMG/arton590.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;214&quot; height=&quot;85&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Torino: tutti fuori dal carcere tra domiciliari e obbligo di firma&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le questioni dell'autunno all'origine degli arresti (falliti)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;di Francesco Raparelli&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tutti fuori! Due studenti torinesi agli arresti domiciliari, tutti gli altri con obbligo di firma o di dimora. Quel che conta &#232; che tutte e tutti sono fuori dal carcere!&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una vittoria importante e non scontata. Operazione gestita in grande, dal magistrato pop dell'antimafia, collaboratore di Micromega e riferimento assoluto della sinistra tutta forca e giustizia. Caselli non &#232; un pesce piccolo, anzi, &#232; una figura che parla a tanti, anche agli studenti che nella crisi della rappresentanza eleggono Travaglio e il suo stile a misura rancorosa del mondo da costruire. E poi la requisitoria del Pm Sparagna davvero non aveva piet&#224; dell'intelligenza. Nessuna prova concreta, solo un discorso denso di morale e pieno di fantasmi, i soliti, quelli degli anni '70, quelli che non smettono mai di assillare la testa di chi il Pci e il suo odio per i movimenti non sa dimenticarlo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma l'Onda non ha avuto paura e non si &#232; fatta mettere all'angolo. Immediata la risposta, dopo gli arresti, con decine di occupazioni, di rettorati, di facolt&#224;. E poi cortei notturni, presidi, una raccolta di firme, tra docenti (nazionali e internazionali) e intellettuali, senza pari. Una sfida complessa che l'Onda ha percorso senza divisioni, consapevole che la posta in gioco non era e non &#232; costituita dal presente, ma dal futuro, dall'autunno che ci attende.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A spiegarci questa cosa sono arrivate puntuali le parole di Giavazzi sul Corriere della Sera, seguite da quelle della Gelmini e di Tremonti. Non ci sono vie d'uscita, se l'universit&#224; pubblica vuole sopravvivere ai tagli del Fondo di finanziamento ordinario che saranno attivi a partire dal prossimo anno &#232; necessario aumentare vertiginosamente le rette e semmai garantire qualche prestito d'onore (ovvero costringere all'indebitamento) agli studenti poveri ma meritevoli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La dismissione dell'universit&#224; pubblica deve essere totale. Se il Corriere chiama il governo risponde, e l'attesa &#232; stata davvero breve. Gelmini e Tremonti, durante la presentazione del Dpef, anticipano la riforma, tenuta nel cassetto per troppi mesi, causa le resistenze dell'Onda. Ricordate? Dopo l'approvazione della riforma della scuola doveva, implacabile, essere presentata la riforma dell'universit&#224;, ma di fronte ad un milione di studenti in piazza (30 ottobre del 2008) la Gelmini e il suo parrucchiere di fiducia hanno pensato di attendere un pochino. Ma ormai &#232; estate e se le cose non cambiano decine di universit&#224; sono destinate alla chiusura. Era evidente fin dall'inizio, infatti, che una trasformazione degli assetti finanziari avrebbe determinato anche una trasformazione complessiva dell'universit&#224; e della sua governance. Solo gli stupidi o gli opportunisti non la pensavano e non la pensano cos&#236;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In una parola, l'autunno dell'universit&#224; potrebbe essere di nuovo caldo e questo lo sanno in molti. Universit&#224; calda in un autunno forse bollente, data la crisi e il suo peggioramento imminente. Non &#232; un segreto il fatto che la cassa integrazione sta per terminare e che molte piccole e medie imprese rischiano di non aprire a settembre. Cos&#236; come per i precari potrebbe prospettarsi l'inizio di una lunga disoccupazione, senza ammortizzatori sociali e welfare, of course. E ancora la durezza del credito e la riforma delle pensioni, gli affitti e il costo della vita, la Fiat.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Cosa spaventa Giavazzi? Cosa terrorizza Caselli? Che le lotte universitarie riprendano, che queste lotte si generalizzino, che ogni ipotesi di unit&#224; nazionale sulle riforme (basta ascoltare tutti i giorni Napolitano per avere un quadro chiaro della situazione) venga fatta saltare dai movimenti.
Bene, la loro ipotesi per il momento non &#232; passata. L'Onda non &#232; stata isolata, n&#233; tanto meno divisa. Ora si tratta di ripartire dalla cose vere, dal fatto che non vogliamo pagare la crisi e che non siamo disposti ad indebitarci per andare all'universit&#224;. In Germania non ci sono tasse universitarie, in Francia la tassa &#232; uguale per tutti ed &#232; di 360 euro l'anno. Dell'Inghilterra di Blair e di Brown ci interessa poco, gli Usa di Obama sembra (ma &#232; davvero cos&#236;?) stiano facendo marcia indietro.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non un euro di pi&#249; per andare all'universit&#224;!&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da ora si riparte, verso la grande mareggiata!&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tratto da: Uniriot.org&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Curre curre &#200; TORNATO 'O ZULU</title>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique8">Cultura</category>


		<description>di Francesca Pilla - NAPOLI altra italia - 99 POSSE DI NUOVO INSIEME CONTRO LA REPRESSIONE &lt;br /&gt;Dopo oltre quattro anni dallo scioglimento torna la band partenopea al gran completo per un concerto di solidariet&#224; agli studenti arrestati dopo i fatti di Torino. &#171;Oggi andare in galera &#232; semplicissimo - dice Luca Zul&#249; Persico - invece i grossi speculatori restano impuniti&#187;. Rifiuti, lotta contro le lobby e il potere in generale, &#171;la battaglia &#232; a tutto campo. Per questo siamo tornati&#187; Era il gennaio (...)


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;di Francesca Pilla - NAPOLI
altra italia - 99 POSSE DI NUOVO INSIEME CONTRO LA REPRESSIONE&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo oltre quattro anni dallo scioglimento torna la band partenopea al gran completo per un concerto di solidariet&#224; agli studenti arrestati dopo i fatti di Torino. &#171;Oggi andare in galera &#232; semplicissimo - dice Luca Zul&#249; Persico - invece i grossi speculatori restano impuniti&#187;. Rifiuti, lotta contro le lobby e il potere in generale, &#171;la battaglia &#232; a tutto campo. Per questo siamo tornati&#187;
Era il gennaio del 2005 quando Luca Zul&#249; Persico annunciava la fine dei novenove, ed era stato categorico: &#171;Certo, potremmo ritrovarci un giorno, ma &#232; pi&#249; probabile che mi ritrovi con Dennis Bovell che con i 99 Posse&#187;. E invece il tempo passa e anche la politica cambia, si inaspriscono i conflitti e il richiamo &#171;a tornare sulle barricate&#187;, come dice Luca, oggi fa tornare sui propri passi lo storico gruppo rap/raggamuffin, che &#232; stato la colonna sonore del movimento dei movimenti. Ci saranno dunque tutti, Massimo Jovine, reduce dalla tourn&#233;e con Roy Paci, Marco Messina, Sasha Ricci e Claudio Marino affiancati da Peppe Siracusa, unica new entry di sostegno perch&#233; Meg non ha risposto al &#171;richiamo&#187; preferendo continuare da solista.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Luca ci hai ripensato o la band ti ha chiesto di tornare?
I 99 posse sono prima di tutto un collettivo politico nato in una struttura occupata Officina 99, e poi un gruppo musicale, senza il primo il secondo non ha motivo di esistere. &#200; stata una decisione presa insieme. I motivi sono semplici, viviamo una realt&#224; medievale, cavalleresca e ci sono troppi pochi cavalieri.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Cosa &#232; cambiato nel mondo politico da quando siete nati nel '92?
Quando ci siamo formati il nostro incubo era la possibilit&#224; che si potesse mettere in pratica il progetto della P2, oggi &#232; la sua realizzazione. Abbiamo deciso di tornare perch&#233; c'&#232; un bisogno politico che va ben al di l&#224; dell'estro musicale, le dinamiche quotidiane ci fanno capire che c'&#232; la necessit&#224; di tornare sulle barricate. Cos&#236; a 40 anni invece di avere la nostra svolta &#171;intimista&#187; come accade per tanti interpreti, che magari iniziano a parlare d'amore o dei loro viaggi, noi ricominciamo esattamente da dove ci eravamo lasciati.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con un concerto di solidariet&#224; agli studenti finiti in galera?
Esattamente e nonostante le prove per uno spettacolo dal vivo siano a zero. I nostri incontri fino a questo momento sono stati di confronto e analisi sulla situazione politica. Per&#242; sappiamo esserci quando serve e il sostegno ai compagni in galera &#232; una priorit&#224;. Anche il nostro tour parte l'11 settembre con un concerto alla Stazione Marittima di Napoli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quindi non ci sono pezzi inediti?
Ho iniziato a buttare gi&#249; dei pensieri pi&#249; che alto, quello che &#232; venuto fuori dalle nostre discussioni. Ci sono tanti temi da trattare dalla camorra, all'anticamorra, Saviano, i processi dei compagni, i rifiuti della Campania, ma ho bisogno ancora di un po' di tempo. I ragazzi che si occupano della musica si sono visti e anche loro hanno messo in cantiere alcune tracce, ma siamo ancora nella fase di sperimentazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pensate che ci sia una svolta repressiva, una volont&#224; da parte dello stato di tappare la bocca a chi &#232; scomodo?
Penso, e parlo a titolo personale, che ci sia un'enorme confusione nel mondo della (in)giustizia a prescindere. Ci sono persone che ricoprono cariche istituzionali importanti che se vengono raggiunti da un avviso di garanzia, chiamano gli amici, monopolizzano i mezzi di informazione (in mano loro) e hanno la possibilit&#224; di insultare pubblicamente l'accusa. Poi magari il reato va pure in prescrizione, e non pagano mai. Il resto degli italiani invece si deve difendere in una giungla legislativa. Oggi andare in galera &#232; semplicissimo e non mi riferisco solo ai compagni delle manifestazioni, invece i grossi speculatori restano impuniti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Hai parlato dei rifiuti. Pensi che la Rete salute e ambiente, i comitati dei cittadini siano gli eredi dei no global in Campania? O comunque quella risposta dal basso degli abitanti non politicizzati che era un po' l'obiettivo no global?
Le lotte contro le lobby industriali, contro il potere che fa i suoi interessi sulla pelle delle persone &#232; sicuramente un terreno di discussione, ma non il solo. Il fatto che le persone abbiano risposto in massa &#232; perch&#233; gli italiani devono vedere il palazzo che brucia per accorgersi del problema. Le persone sono insorte quando il luogo dove vivevano era a rischio discarica. Ma &#232; anche vero che ci sono una serie di compagni che si sono uniti anche ad altre lotte e che prima non avevano mai avuto modo di partecipare alla politica. La battaglia per&#242; &#232; a tutto campo. Per questo siamo tornati.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Max e Benjamin sereni ma indignati</title>
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		<description>di Beppe Caccia &lt;br /&gt;Ieri mattina accompagnando il consigliere regionale del Veneto Gianfranco Bettin ho visitato la casa circondariale &#171;Due Palazzi&#187; di Padova, dove sono detenuti due dei ventuno arrestati dell'inchiesta denominata &#171;Rewind&#187;, sulla manifestazione contro il summit G8 Universit&#224; del 19 maggio scorso a Torino. Il contesto &#232; quello di ci&#242; che il carcere in Italia, pressoch&#233; ogni carcere italiano, &#232; diventato nell'era dei &#171;pacchetti sicurezza&#187;. Come e pi&#249; di altre galere venete che (...)


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;di Beppe Caccia&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ieri mattina accompagnando il consigliere regionale del Veneto Gianfranco Bettin ho visitato la casa circondariale &#171;Due Palazzi&#187; di Padova, dove sono detenuti due dei ventuno arrestati dell'inchiesta denominata &#171;Rewind&#187;, sulla manifestazione contro il summit G8 Universit&#224; del 19 maggio scorso a Torino.
Il contesto &#232; quello di ci&#242; che il carcere in Italia, pressoch&#233; ogni carcere italiano, &#232; diventato nell'era dei &#171;pacchetti sicurezza&#187;. Come e pi&#249; di altre galere venete che in questi ultimi mesi abbiamo visitato, anche il &#171;Due Palazzi&#187; &#232; drammaticamente sovraffollato: l&#224; dove sarebbe prevista una capienza massima di centodieci-centoventi detenuti ne sono stipati oltre duecentotrenta; in celle previste per ospitare al massimo quattro letti, sono stati ricavati spazi in verticale per otto-nove detenuti. Con quali problemi di promiscuit&#224; e con quali rischi dal punto di vista igienico-sanitario &#232; facile immaginare. Con quali difficolt&#224; di gestione per il personale di custodia &#232; abbastanza evidente. Il sessanta-settanta per cento dei detenuti &#232; di origine straniera, altissimo &#232; il turn-over ed &#232; quest'ultimo un effetto delle misure legislative che, nell'ultimo anno vanificando gli effetti dell'indulto, hanno incentivato il ricorso alla detenzione per piccoli reati, di lieve e lievissima entit&#224;, per la maggior parte legati al consumo e allo spaccio di droghe. Poco importa se poi gran parte degli arrestati rimangono in carcere solo per pochi giorni e, magari, vi rientrano sempre pi&#249; spesso. L'importante sembra essere unicamente il messaggio, statistico e mediatico, che si lancia nelle ricorrenti e persistenti campagne sulla &#171;sicurezza&#187;. Nel frattempo, per&#242;, il carcere conferma il suo ruolo di &#171;discarica sociale&#187;, una discarica sempre pi&#249; compressa, dove si sta sempre peggio, una discarica potenzialmente esplosiva.
L&#236; dentro, dentro uno di questi &#171;piccoli inferni&#187; securitari, sono rinchiusi da luned&#236; scorso Max Gallob e Benjamin Bandeau, attivisti l'uno del centro sociale Pedro di Padova, l'altro del centro sociale Rivolta di Marghera. Li abbiamo trovati tranquilli, sereni, ma anche carichi di sacrosanta indignazione. Indignati perch&#233; privati della libert&#224; sulla base di accuse fragilissime e di motivazioni giuridiche inconsistenti: uno &#232; accusato di aver (forse) spostato un cassonetto per difendere il corteo dell'Onda dalle cariche della polizia, l'altro &#232; accusato di aver (forse) lanciato un oggetto all'indirizzo delle stesse forze dell'ordine. Di pi&#249; e di altro a loro carico, nei dvd preparati dalla Digos di Torino e nell'ordinanza di custodia cautelare del Tribunale, non c'&#232;. E, a un mese e mezzo di distanza dai fatti contestati, sono detenuti perch&#233; &#171;potrebbero reiterare i reati in vista del G8 de L'Aquila&#187;. Il che significa due cose: primo, che la Procura di Torino ha reintrodotto nel nostro paese la prassi dell' &#171;arresto preventivo&#187;, non prevista dal nostro ordinamento ma in voga in regimi che di democratico non hanno proprio niente; secondo, che la stessa Procura potrebbe, ora che il G8 si &#232; concluso non concludendo nulla, richiedere di propria iniziativa la scarcerazione degli arrestati.
Succeder&#224; questo? Temo purtroppo di no. Anche perch&#233; significherebbe ammettere che la &#171;grande operazione&#187;, che avrebbe dovuto colpire i &#171;cattivi&#187; dentro i movimenti e definire i &#171;limiti&#187; del conflitto sociale in vista del prossimo autunno di crisi, si &#232; sgonfiata di fronte all'imprevista risposta che l'Onda &#232; stata capace di mettere in campo, diffusa e determinata, capillare e nuova nelle forme e nei contenuti come questo movimento &#232; stato, &#232; e ha dimostrato di essere.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Migliaia di bandiere al Dal Molin: yes, we can!</title>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique6">Pace e guerra</category>


		<description>Evitiamo i giri di parole e le metafore che nascondono il significato vero delle frasi dietro alla loro interpretazione: sabato pomeriggio, con la manifestazione dell'indipendenza vicentina, vogliamo entrare al Dal Molin. &lt;br /&gt;Sia chiaro: non perch&#233; ci piaccia l'idea di superare cancelli e recinzioni che, peraltro, non dovrebbero esserci, visto che quell'area verde &#232; dei cittadini di Vicenza; avremmo preferito festeggiare la democrazia in piazza, con la musica e i balli, le (...)


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.chioggialab.org/web/IMG/arton584.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;129&quot; height=&quot;113&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Evitiamo i giri di parole e le metafore che nascondono il significato vero delle frasi dietro alla loro interpretazione: sabato pomeriggio, con la manifestazione dell'indipendenza vicentina, vogliamo entrare al Dal Molin.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sia chiaro: non perch&#233; ci piaccia l'idea di superare cancelli e recinzioni che, peraltro, non dovrebbero esserci, visto che quell'area verde &#232; dei cittadini di Vicenza; avremmo preferito festeggiare la democrazia in piazza, con la musica e i balli, le nostre bandiere al vento e tante grasse risate. Ma, finora, democrazia non c'&#232; stata e noi dobbiamo rinviare la festa che &#8211; ne pu&#242; star certo il commissario Costa che avrebbe voluto vedere sradicato alla radice il dissenso locale - prima o poi organizzeremo. Nel frattempo, costruiamo la nostra prima festa dell'indipendenza: varcare quei cancelli vuol dire, semplicemente, entrare in un parco che ci appartiene, ma che &#232; stato sottratto alla citt&#224; per farne una base di guerra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Entrare al Dal Molin significa restituire la dignit&#224; calpestata alla citt&#224; del Palladio; ma, anche, ristabilire con determinazione la differenza tra la condizione di cittadini &#8211; quali noi vogliamo essere &#8211; e sudditi del governo di turno. Perch&#233; quel che &#232; in gioco a Vicenza, ancor prima della falda acquifera e del territorio, &#232; la possibilit&#224; reale di noi donne e uomini di poter incidere sul futuro dei nostri borghi, dei nostri quartieri, delle nostre citt&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#201; sufficiente dare uno sguardo ai 36 mesi di mobilitazione trascorsi per rendersene conto; una citt&#224; che ha espresso la contrariet&#224; con mille forme e tanti colori &#232; stata svilita, calpestata, umiliata. Inascoltata quando &#232; scesa in piazza; insultata quando ha chiesto di potersi esprimere, attraverso una consultazione popolare, ed &#232; stata posta di fronte a un divieto; sbeffeggiata quando ha rivendicato il diritto di conoscere e le &#232; stata negata anche la Valutazione d'Impatto Ambientale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Petizioni, manifestazioni che hanno visto la partecipazione di una moltitudine di donne e uomini, studi, azioni simboliche, ricorsi giudiziari: tutto ci&#242; &#232; stato ignorato, ostacolato, criminalizzato da chi ha deciso a tavolino che a Vicenza si deve fare una nuova base militare. La democrazia &#232; stata trasformata da pratica partecipativa ad atto burocratico, dove basta il timbro di un governo compiacente per rendere lecita la costruzione di una base di guerra in un territorio fragile e dall'equilibrio delicato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dunque, voler entrare al Dal Molin vuol dire alzare la testa; significa affermare che una pratica di governo che si fonda sull'imposizione e sull'esclusione non ha cittadinanza nella nostra comunit&#224; e ristabilire un diritto che, per tornare indietro di alcuni secoli, riconosceva gi&#224; Spinoza laddove scriveva che, di fronte a una legge ingiusta, &#232; legittimo che il popolo si ribelli al sovrano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sabato proveremo a entrare all'interno dell'area che gli statunitensi vorrebbero trasformare in base di guerra per piantare migliaia di bandiere NoDalMolin; lo faremo, come sempre, con le pratiche e le forme che hanno caratterizzato la mobilitazione vicentina: trasversalit&#224;, pluralit&#224;, creativit&#224;. Ma, anche, con tanta determinazione, consapevoli che praticare quest'obiettivo rappresenta la volont&#224; di ristabilire democrazia laddove c'&#232; soltanto imposizione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quel che &#232; certo &#232; che nel lungo corteo che si snoder&#224; da via M.T. di Calcutta ci sar&#224; spazio per tutte e tutti. Perch&#233;, quel quel giorno, ci sar&#224; bisogno di tutte e tutti: delle famiglie con i palloncini, dei cittadini con la loro determinazione, dei giovani con la loro creativit&#224;, degli anziani con la loro testardaggine; al di l&#224; delle pratiche di ognuno, quel che &#232; condividere e affrontare insieme un percorso che fonda la nostra indipendenza dalle servit&#249; militari. &#200; il coraggio di esserci ancora una volta, anche se loro ci vorrebbero chiusi nelle nostre case, impassibili e passivi a quanto accade sotto le nostre finestre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Siamo tanti piccoli sognatori e sabato torniamo in strada: indipendenza, dignit&#224; partecipazione. La terra si ribella alle basi di guerra.
marted&#236; 30 giugno 2009&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>CHIOGGIA: SAGRA DEL PESCE 2009</title>
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		<description>L'Associazione Culturale Antigone &#232; stata esclusa dalla Sagra del pesce 2009. Motivo? Mistero. La comunicazione di tale decisione ci &#232; stata data solo verbalmente da parte dell'assessora il 24\06\09. La stessa ha tentato di dare validit&#224; formale e giuridica all'esclusione di Antigone appellandosi ad un regolamento che per sua stessa ammissione non esiste. Gi&#224; l'anno scorso l'assessora aveva garantito che il regolamento per la Sagra del pesce sarebbe stato (...)

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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'Associazione Culturale Antigone &#232; stata esclusa dalla Sagra del pesce 2009.
Motivo? Mistero.
La comunicazione di tale decisione ci &#232; stata data solo verbalmente da parte dell'assessora il 24\06\09. La stessa ha tentato di dare validit&#224; formale e giuridica all'esclusione di Antigone appellandosi ad un regolamento che per sua stessa ammissione non esiste. Gi&#224; l'anno scorso l'assessora aveva garantito che il regolamento per la Sagra del pesce sarebbe stato pronto per il 2009, cosa puntualmente non avvenuta.
Aspettando con fiducia il 2010, non ci resta che rendere omaggio all'assessora che, in assenza di regole e criteri di valutazione codificati e trasparenti, &#232; riuscita ugualmente a stilare una graduatoria, brava.
Eppoi c'&#232; la giuria, naturalmente dal giudizio insindacabile, non &#232; tanto importante da chi era composta e in base a quali specifiche competenze &#232; stata determinata la sua composizione, quel che conta di pi&#249; &#232; che non vi &#232; traccia di un verbale di riunione. Riepiloghiamo: per la Sagra del pesce non esiste un regolamento, non si conoscono i criteri di valutazione, non si sa se la giuria si sia mai riunita, se abbia stilato un verbale di riunione ed infine se il verbale esiste, cosa di cui dubitiamo, per, poterne chiedere, come nostro diritto, la consultazione.
La presa visione di tale fantomatico documento ci permetterebbe di capire meglio le ragioni della nostra esclusione e ci metterebbe nelle condizioni di poter far valere con cognizione di causa le nostre ragioni, ci permetterebbe inoltre di soddisfare alcune curiosit&#224;. Per esempio: che valutazione &#232; stata data allo stand che per tutta la Sagra del pesce 2008 era &#8220;abbellito&#8221; dal grande logo di un noto macellaio?
Capiamo che l'assessora ha pi&#249; dimestichezza con le parole che con i documenti, anche perch&#233; ci&#242; consente maggiore discrezionalit&#224; da parte sua.
In data 29\06\09 ci arriva l'agognata risposta scritta che conferma la nostra esclusione. Tutto risolto? Al contrario, in allegato viene ribadita la non esistenza di un regolamento della Sagra del pesce, non si fa cenno da chi era formato il gruppo di valutazione e di quali criteri oggettivi questi si &#232; avvalso per stilare la graduatoria. Il tutto corredato da una spropositata autocelebrazione. Un'ultima facezia. Tale lettera &#232; datata 24 Giugno 2008, lo stesso giorno in cui noi si richiedeva la documentazione mai esibita. E' singolare che ci sia voluto un anno di tempo per stabilire una graduatoria fra solo sette partecipanti. Ci&#242; che &#232; chiaro &#232; che l'esclusione di Antigone &#232; conseguenza dell'approvazione della relazione dell'assessora M.Grazia Marangon, null'altro.
Non contenta l'assessora fa circolare la notizia, a mezzo stampa, di non meglio precisate carenze igienico-sanitarie del nostro stand. Di chi &#232; tale giudizio non si sa. L'unico documento che fa testo al momento &#232; la certificazione rilasciata dalle autorit&#224; sanitarie che attesta l'idoneit&#224; dello stand. Riteniamo che l'assessora, cos&#236; come la quasi totalit&#224; della cosiddetta giuria, non possieda competenze specifiche in materie igienico-sanitarie. Ma se anche cos&#236; fosse, una volta constatate le carenze dello stand, perch&#233; ci &#232; stato consentito di continuare la distribuzione del cibo, perch&#233; non &#232; stato stilato alcun verbale d'infrazione? Il problema &#232; serio. Se &#232; vero, ma non lo &#232;, che il nostro stand era dal punto di vista igienico-sanitario non a norma significa che l'amministrazione ha messo a repentaglio la salute delle persone che decidevano di cenare da noi. L'Associazione Culturale Antigone si avvia a festeggiare i suoi vent'anni di attivit&#224;.
Fin dalla sua nascita Antigone concepisce la cultura come contaminazione, ricerca, curiosit&#224;, innovazione. Per queste ragioni abbiamo ospitato le migliori espressioni culturali che si muovono in Italia e all'estero. Siamo riusciti a far esibire, sempre con ingresso gratuito per il pubblico, a Chioggia, facendola loro conoscere, artisti provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Francia, dalla Germania, dall'Inghilterra e da molte regioni italiane. Se non &#232; promozione questa.
Per questo, piaccia o non piaccia, il nostro stand non sar&#224; mai la sbiadita cartolina di una Chioggia che non esiste pi&#249;, ma laboratorio di ricerca sia sul piano artistico che gastronomico. Ci siamo aperti al Mediterraneo con il cous-cous palestinese proprio perch&#233;, ne siamo convinti, la contaminazione ed il rispetto reciproco sono i motori che aiutano ad avere un futuro culturalmente pi&#249; ricco ed appagante, un futuro senza muri.
Al contrario la leziosa testardaggine di chi parla, spesso senza alcuna cognizione di causa, di tradizioni (a proposito quando nasce e muore una tradizione?) non fa altro che alimentare quello spirito identitario che inevitabilmente conduce all'abbattimento dei ponti, all'innalzamento di muraglie, alla violenza ed all'atrofia dei cervelli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Siamo consapevoli che Antigone d&#224; fastidio, disturba la sua indipendenza ed autonomia, la sua capacit&#224; di produrre cultura di alto livello senza aver mai dovuto far ricorso a finanziamenti privati o pubblici. Siamo gelosi della nostra indipendenza, per questo non abbiamo padrini ne santi in paradiso.
Nessuno si illuda. Sagra o non Sagra continueremo ad ospitare artisti da tutto il mondo, servir&#224; maggiore impegno ma continueremo comunque a rendere fruibile a tutti la cultura in tutte le sue espressioni e varianti artistiche, perch&#233; la cultura &#232; partecipazione, conoscenza, scambio, ricerca, dono, libert&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Associazione Culturale ANTIGONE&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>La via d'uscita alle dismissioni: licenziare il padrone!</title>
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		<dc:creator>manolito</dc:creator>

<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique4">Movimento</category>


		<description>di Naomi Klein e Avi Lewis &lt;br /&gt;Nel 2004, abbiamo realizzato un documentario &quot;The Take - La presa&quot; sul movimento argentino delle fabbriche occupate e autogestite dai lavoratori. D'un tratto, nel 2001, l'Argentina si risvegli&#242; nel pieno di un drammatico disastro economico e migliaia di lavoratori entrarono nelle fabbriche abbandonate e le rimisero in funzione organizzandosi in cooperative. Abbandonati da padroni e politici, gli operai riuscirono allora a recuperare stipendi non (...)


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.chioggialab.org/web/IMG/arton582.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;152&quot; height=&quot;110&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;di Naomi Klein e Avi Lewis&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel 2004, abbiamo realizzato un documentario &quot;The Take - La presa&quot; sul movimento argentino delle fabbriche occupate e autogestite dai lavoratori. D'un tratto, nel 2001, l'Argentina si risvegli&#242; nel pieno di un drammatico disastro economico e migliaia di lavoratori entrarono nelle fabbriche abbandonate e le rimisero in funzione organizzandosi in cooperative. Abbandonati da padroni e politici, gli operai riuscirono allora a recuperare stipendi non retribuiti e liquidazioni. E insieme, nel rivendicare i propri diritti, non hanno mai smesso di pretendere il proprio posto di lavoro.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel promuovere il nostro lavoro in Europa e in Nord America, ogni dibattito terminava con la domanda: &#171;tutto quello che &#232; successo in Argentina, come potrebbe mai accadere qui?&#187;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi che l'economica mondiale assomiglia incredibilmente a quella argentina del 2001 (e molte delle cause sono le medesime) tra i lavoratori dei paesi ricchi si sta sviluppando una nuova ondata di mobilitazione. E di nuovo le cooperative diventano una concreta alternativa ai continui licenziamenti. I lavoratori statunitensi e europei iniziano a porsi la stessa domanda che si sono posti i colleghi latino-americani: &#171;perch&#233; ci devono licenziare? Perch&#233; non possiamo noi licenziare i padroni? Perch&#233; le banche possono mandare in fallimento la nostra azienda pur prendendosi milioni di dollari che sono di fatto soldi nostri?&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Domani notte (il 15 maggio) alla Cooper Union di New York parteciperemo a un confronto pubblico - &#171;Licenziare il padrone: il controllo dei lavoratori come soluzione da Buenos Aires a Chicago&#187; - che affronta questo fenomeno.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con noi ci saranno esponenti del movimento argentino e lavoratori in lotta della Republic Window and Doors di Chicago (il 4 dicembre 2008 l'azienda produttrice di porte e finestre pi&#249; importante degli Usa ha annunciato che in 3 giorni avrebbe lasciato a casa 300 dipendenti, i lavoratori hanno occupato la fabbrica, ndt).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dar voce a quanti cercano di ricostruire economie dal basso, e che hanno bisogno di sostegno pubblico, politico e governativo, &#232; secondo noi il modo migliore per affrontare la questione. Per chi non riuscisse a esserci domani, qui di seguito una sintesi degli sviluppi in mondo di questo fenomeno, ossia dei lavoratori che riprendono il controllo della situazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Argentina:
In Argentina, prima fonte di ispirazione per molte azioni attuali dei lavoratori, ci sono state pi&#249; occupazioni negli ultimi quattro mesi che nei precedenti quattro anni. Un esempio:
Arrufat, ditta produttrice di cioccolato con 50 anni di storia, &#232; stata chiusa senza preavviso alla fine dell'anno scorso. Trenta operai hanno occupato la fabbrica e nonostante una quantit&#224; enorme di debiti contratta dalla propriet&#224; sono riusciti a produrre cioccolatini alla luce del giorno usando generatori.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con un prestito inferiore ai 5 mila dollari elargito da The Working World, una ong che si occupa di finanziamenti creata da un ammiratore di The Take, gli operai sono riusciti a produrre 17 mila uova pasquali. Hanno guadagnato 75 mila dollari, di cui mille sono andati a ciascun lavoratore e il rimanente &#232; stato messo da parte per le produzioni future.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gran Bretagna:
Visteon &#232; una fabbrica manifatturiera che produce ricambi d'auto e che &#232; stata tagliata fuori dalla Ford nel 2000. Nell'aprile 2009, a centinaia di lavoratori &#232; stato comunicato il licenziamento con decorrenza immediata. E duecento di loro a Belfast sono saliti sul tetto della fabbrica, altri duecento a Enfield (Londra) li hanno seguiti il giorno seguente.
Nelle settimane successive Visteon ha aumentato il fondo di liquidazione di dieci volte dall'offerta iniziale, ma l'impresa si rifiuta di depositare il denaro nel conti correnti degli operai fintanto che la vertenza continua. Ma i lavoratori non mollano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Irlanda:
Una fabbrica dove si producono i leggendari cristalli Waterfront &#232; stata a inizio anno occupata per sette settimane. A scatenare l'occupazione, l'amministrazione straordinaria per liquidazione attivit&#224; della casa madre Waterfront Wedgewood, dopo l'acquisizione da parte di un'impresa statunitense.
I compratori americani oggi hanno trasferito 10 milioni di euro in un fondo di liquidazione e le trattative per mantenere alcuni posti di lavoro proseguono.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Canada:
Dal fallimento dell'azienda d'automobili Big Three ci sono state quattro occupazioni. Gli operai canadesi dall'inizio del 2009 si sono mobilitati contro la chiusura e la perdita dei propri diritti acquisiti. Sono entrati in occupazione per evitare che i macchinari fossero portati via e hanno usato questo mezzo per obbligare l'impresa a sedersi attorno a un tavolo a trattare. Che poi &#232; quello che hanno fatto i lavoratori in Argentina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Francia:
In Francia c'&#232; stata un'ondata di &#171;sequestri di padroni&#187; quest'anno. I lavoratori arrabbiati hanno trattenuto i padroni nelle fabbriche a rischio chiusura. E' successo alla Caterpilla, alla 3M, alla Sony e alla Hewlett Packard.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ai dirigenti di 3M gli operai hanno offerto un pasto di cozze e patatine fritte (specialit&#224; belga, ndt) durante la loro permanenza notturna.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Francia poi un film satirico, &#171;Louise-Michel&#187;, ha avuto grande risonanza mediatica e di pubblico. Nella commedia un gruppo di lavoratrice assume un killer per uccidere il proprio padrone perch&#233; ha chiuso la fabbrica senza preavviso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un sindacalista a marzo ha quindi dichiarato, &#171;chi semina misera raccoglie furia. Violenti sono quelli che taglia posti di lavoro, non chi li difendono&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa settimana, mille metalmeccanici hanno interrotto i lavori societari della ArcelorMittal, la pi&#249; grande produttrice d'acciaio nel mondo. Hanno invaso il quartier generale della societ&#224; nel Lussemburgo, sfondando cancelli, rompendo finestre e scontrandosi con la polizia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Polonia:
Sempre questa settimana, nel sud della Polonia, migliaia di lavoratori si sono barricati negli uffici amministrativi della pi&#249; importante compagnia carbonifera europea in protesta contro i tagli negli stipendi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Usa:
Qui c'&#232; la storia ormai leggendaria della Republic Windows and Doors. Duecentosessanta lavoratori hanno occupato la fabbrica per sei giorni che hanno scosso Chigaco a dicembre. Con una sagace campagna contro il maggior creditore dell'azienda, niente po' po' di meno della Banca d'America (&#171;A voi hanno aiutato, voi ci mettete in vendita!&#187;, il loro slogan) e con un'incredibile solidariet&#224; internazionale, i lavoratori hanno ottenuto la liquidazione che spettava loro. E c'&#232; di pi&#249;: la fabbrica ora riapre con nuovi proprietari e con la produzione di finestre eco-compatibili tutti i lavoratori sono stati riassunti allo stesso salario.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa stessa settimana, l'esperienza di Republic sta facendo scuola. Hartmax &#232; un'impresa con 122 anni di storia nella realizzazione di vestiti da uomo, compresi lo spezzato blu che Barack Obama aveva addosso la sera della sua elezione e lo smoking e il soprabito della sua serata inaugurale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'impresa &#232; in bancarotta. Il suo maggior creditore &#232; Wells Fargo, la quarta banca d'America che ha ottenuto un finanziamento pubblico di 25 miliardi di dollari per il suo salvataggio. E mentre ci sono due offerte per rilevare la societ&#224; e mantenere le produzioni, la Wells Fargo la vuole liquidare. Luned&#236; 650 lavoratori hanno votato per l'occupazione della fabbrica di Chicago in caso la banca non faccia dietrofront.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E non &#232; che l'inizio...&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Articolo pubblicato sul sito www.naomiklein.org (14.05.09)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In spagnolo su www.rebelion.org&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Traduzione di Gloria Bertasi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Padova &#8211; Discriminazioni a scuola. Una preside chiede il permesso di soggiorno per accedere agli esami di maturit&#224;</title>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique9">Diritti di cittadinanza</category>


		<description>Dopo le classi ponte i presidi spia. Il razzismo e le discriminazioni viaggiano anche tra i banchi di scuola. Ma il razzismo non viene dagli alunni che spesso non fanno del colore della pelle, della nazionalit&#224; o della regolarit&#224; dei documenti, alcuna differenza, ma proprio da parte di chi dovrebbe garantire loro parit&#224; di trattamento. &lt;br /&gt;Da una segnalazione pervenuta all'Associazione Razzismo Stop, al Progetto Melting Pot Europa, ai Cobas Scuola (Adl) abbiamo appreso che (...)


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo le classi ponte i presidi spia. Il razzismo e le discriminazioni viaggiano anche tra i banchi di scuola. Ma il razzismo non viene dagli alunni che spesso non fanno del colore della pelle, della nazionalit&#224; o della regolarit&#224; dei documenti, alcuna differenza, ma proprio da parte di chi dovrebbe garantire loro parit&#224; di trattamento.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da una segnalazione pervenuta all'Associazione Razzismo Stop, al Progetto Melting Pot Europa, ai Cobas Scuola (Adl) abbiamo appreso che all'istituto professionale Leonardo Da Vinci una preside, senza che vi fosse alcun ordine da parte del Ministero o del Provveditorato agli studi, ha di sua iniziativa chiesto agli alunni extracomunitari di portare il permesso di soggiorno in vista di una possibile richiesta del documento da parte della Commissione d' esami. Ricordiamo che il pacchetto sicurezza non &#232; ancora in vigore ed in ogni caso che al suo interno &#232; stata inserita una deroga alla richiesta del permesso di soggiorno prorpio per l'iscrizione scolastica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per quanto riguarda la scuola, la legislazione in vigore prevede all'art 45, comma 1, del Testo Unico sull'immigrazione, senza lasciare spazio a dubbi, che &#8220;i minori stranieri presenti sul territorio nazionale abbiano diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarit&#224; della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L'iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa pu&#242; essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva&#8221;. E al comma 2 specifica che &#8220; l'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado&#8221;.
Una sentenza del Consiglio di Stato, che si era pronunciata sull'argomento, riteneva inoltre infondata tale richiesta in un caso analogo.
A prescindere dall'avere o non avere il permesso di soggiorno quindi, un minore straniero pu&#242; iscriversi alle scuole di ogni ordine e grado e la prevista iscrizione con riserva, per chi non &#232; in possesso dei documenti, non pu&#242; inibire il conseguimento del titolo di studio.
Si presume quindi che al diritto all'iscrizione debba essere conseguente anche un diritto ad ottenere il titolo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La preside si sarebbe dovuta preoccupare piuttosto di proteggere i suoi alunni da eventuali richieste dei documenti. Perch&#232; nessuno ha titolo di chiedere certificati non previsti dalla normativa. Chiedere documenti aggiuntivi, soprattutto se in base a differenze etniche, &#232; una palese discriminazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il pacchetto sicurezza sembra produrre quindi i suoi effetti ancor prima di essere approvato. Lo fa introiettando nel corpo sociale razzismo e discriminazioni come modalit&#224; ordinaria di gestione dei rapporti. Un medioevo dei diritti alle porte, davanti ad una societ&#224; che &#232; gi&#224; multi-etnica dove circa 600mila alunni stranieri frequentano la scuola.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Contro il pacchetto sicurezza e le discriminazioni saremo quindi in piazza sabato 23 maggio alle ore 16, Piazzale della Stazione, per un happening anti-razzista&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Associazione Razzismo Stop &#8211; Associazione Difesa Lavoratori Cobas&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>4 Luglio Giornata dell'Indipendenza di Vicenza</title>
		<link>http://www.chioggialab.org/web/spip.php?article573</link>
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		<dc:date>2009-05-07T10:02:19Z</dc:date>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique6">Pace e guerra</category>


		<description>Appello: alla vigilia del G8, tutte/i a Vicenza &lt;br /&gt;Alla vigilia del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama i No Dal Molin invitano tutte e tutti a Vicenza per liberare il Dal Molin dalla nuova base di guerra &lt;br /&gt;Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessit&#224; che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo [...] un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanit&#224; richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui &#232; costretto alla secessione. [Incipit (...)


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&lt;a href="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique6" rel="directory"&gt;Pace e guerra&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.chioggialab.org/web/IMG/arton573.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;133&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Appello: alla vigilia del G8, tutte/i a Vicenza&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alla vigilia del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama i No Dal Molin invitano tutte e tutti a Vicenza per liberare il Dal Molin dalla nuova base di guerra&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessit&#224; che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo [...] un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanit&#224; richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui &#232; costretto alla secessione. [Incipit alla Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America]&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vogliamo essere indipendenti nel costruire il futuro del nostro territorio; vogliamo che quest'ultimo sia sensibile alle opinioni di gran parte dell'umanit&#224; che rifiuta e, troppo spesso, subisce la guerra come strumento di controllo e oppressione. Vogliamo costruire l'Altrocomune come pratica di autogestione e autonomia dei cittadini, fondandolo sulla disobbedienza alle imposizioni e sulle pratiche condivise; vogliamo riprenderci la nostra terra come luogo del vivere bene collettivo e non come oggetto di scambio tra governi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dall'8 al 10 luglio, alla Maddalena, si terr&#224; il vertice del G8; in un'isola volutamente scelta perch&#233; inaccessibile a ogni voce di dissenso, capi di stato e di governo si riuniranno per decidere le sorti del nostro futuro, senza di noi. Tra essi, ci sar&#224; il Presidente statunitense Obama: come si giustificano le sue promesse sulla fine dell'arroganza militare statunitense quando a Vicenza fa base la guerra al Dal Molin?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vicenda vicentina rappresenta, da questo punto di vista, una delle tantecontraddizioni nella politica estera statunitense che promette legalit&#224;, rispetto e trasparenza, ma pratica illegalit&#224;, sopruso e imposizione. Come annunciato da importanti esponenti dell'amministrazione nordamericana, il Dal Molin sar&#224; oggetto di discussione del summit al G8, non per restituire la democrazia a coloro a cui &#232; stata negata, bens&#236; come oggetto di accordo segreto e scambio tra governi per la ridefinizione, a partire da Africom, della presenza militare statunitense in Italia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vicenza, patrimonio Unesco, &#232; assoggettata alle servit&#249; militari; la citt&#224; che ha espresso la propria netta opposizione e ha ricevuto per questo la solidariet&#224; di ogni angolo d'Italia, ha visto il bavaglio stringersi sulla sua bocca: palesi illegalit&#224; progettuali hanno accompagnato il tentativo di &quot;sradicare alla radice il dissenso locale&quot; prima impedendo alla citt&#224; di esprimersi, poi perseguendo centinaia di cittadini con condanne pecuniarie e procedimenti penali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma Vicenza &#232; anche uno dei tanti luoghi di costruzione di quel mondo che non accetta il diktat di quanti, riuniti per pochi giorni nelle regge imperiali, vorrebbero scrivere a tavolino la nostra storia. Quello del movimento vicentino non &#232; un romanzo romantico e triste; le donne e gli uomini di questa citt&#224; vogliono riscrivere la storia reale, stracciando le pagine su cui politici e militari hanno gi&#224; disegnato il suo futuro di asservimento e tacita accettazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 4 luglio, giornata in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza dall'impero britannico, vogliamo decretare la nostra indipendenza dall'impero militare statunitense, liberando la terra dalla presenza di una nuova base di guerra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nei tre anni di mobilitazione trascorsi abbiamo imparato che un sol giorno non cambier&#224; le sorti della nostra citt&#224;; ma sappiamo anche che la strada che abbiamo davanti non pu&#242; che portarci a nuove sfide: per questo, alla vigilia del vertice del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama, chiediamo alle donne e agli uomini che vogliono opporsi alla militarizzazione e alla guerra di tornare nelle strade di Vicenza e iniziare a costruire, dal basso e collettivamente, l'indipendenza dell'Altrocomune, ovvero un territorio libero e inospitale alla presenza militare perch&#233; vissuto e realizzato da un arcobaleno di diversit&#224; che, nel costruire un mondo di pace, liberano il territorio dalle servit&#249; militari e dalle devastazione ambientale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;4 luglio 2009 a Vicenza, restituiamo il Dal Molin ai cittadini Indipendenza, dignit&#224;, partecipazione: la terra si ribella alle basi di guerra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per informazioni e adesioni:
comunicazione@nodalmolin.it&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;www.nodalmolin.it&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;P.S. proprio nei momenti in cui diffondiamo l'appello &#232; stata diffusa la notizia di un possibile spostamento del G8 all'Aquila.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>l'altra Italia - UNA REGIONE CHE HA PERSO LA TESTA: ECOMOSTRI A NODEST</title>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique3">Ambiente e territorio</category>


		<description>; di Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi &lt;br /&gt;Il Veneto messo a rischio da tre maga-progetti immobiliari: Motor City, con uno shopping center di 195 mila metri quadrati, Euroworld, che propone l'Europa in miniatura stile Eurodisneyland e Veneto City, la &#171;fiera delle fiere&#187;. La denuncia di Legambiente Ecomostri, l'ultima evoluzione del cannibalismo immobiliare. Mega-progetti che alimentano la bulimia del &#171;modello veneto&#187;. Cattedrali di cemento &amp; affini che cancellano ogni altra linea (...)


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&lt;a href="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique3" rel="directory"&gt;Ambiente e territorio&lt;/a&gt;


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;| di Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il Veneto messo a rischio da tre maga-progetti immobiliari: Motor City, con uno shopping center di 195 mila metri quadrati, Euroworld, che propone l'Europa in miniatura stile Eurodisneyland e Veneto City, la &#171;fiera delle fiere&#187;. La denuncia di Legambiente
Ecomostri, l'ultima evoluzione del cannibalismo immobiliare. Mega-progetti che alimentano la bulimia del &#171;modello veneto&#187;. Cattedrali di cemento &amp; affini che cancellano ogni altra linea d'orizzonte. E' il Veneto messo in cantiere dalla giunta Galan, ma anche dai Comuni che fanno cassa con il territorio. Tre operazioni concepite con la suggestione anglosassone: la New City del Veneto dopo il terremoto nei capannoni a Nord Est. Euroworld, vecchio continente in miniatura sul Delta del Po. Veneto City, super-fiera delle vanit&#224; nella Riviera del Brenta. E Motor City che fa rombare con l'autodromo anche il pi&#249; mastodontico centro commerciale d'Europa, a cavallo tra Verona e Mantova. Sono l'ultimo capitolo del &#171;saccheggio senza fine&#187; che Legambiente ha denunciato con forza. Il Veneto gi&#224; monopolizza la classifica dei volumi edilizi (residenziali e non) autorizzati dai Comuni. Vanta poi una crescita disordinata che spaccia per sviluppo il moltiplicarsi di villette disegnate da geometri, ipermercati in stile americano, contenitori giganteschi per piccole imprese, torri e regine della cementificazione selvaggia. Oltre l'indistinta melassa dell'ex miracolo economico incombe l'ombra di tre mostruosit&#224; urbanistiche. Destinate a marchiare a fuoco il Veneto, che paga il conto salato di tre condoni edilizi in vent'anni. E' l'immobiliare che si fa stato permanente degli affari, con la politica (non solo berlusconiana) che appalta territorio e futuro. &#171;Con il risultato che non c'&#232; pi&#249; differenza tra edilizia legale e abusiva&#187; riassume Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, che sul tavolo offre il dossier &#171;Cancellare il paesaggio&#187; con i tre simboli di un incubo.
Una vera catastrofe annunciata. In pratica, il vero collasso dell'area area centrale del Veneto. E' il 25,7% del territorio e accoglie il 50,7% della popolazione nel 47,2% delle abitazioni della regione (sono ben 930 mila, di cui 80 mila senza inquilini). &#171;Una nebulosa insediativa senza logica apparente se non quella del profitto immediato dei proprietari delle aree, con l'avvallo di amministrazioni locali compiacenti, sempre pronte ad approvare varianti e variantine al piano regolatore&#187; sintetizzano a Legambiente. Il quadro pi&#249; impressionate lo fornisce la fotografia della provincia di Vicenza: in 50 anni la &quot;macchia&quot; urbanizzata &#232; aumentata del 342%, con un incremento di popolazione limitato al 32%. Tradotto, significa che i volumi urbani della &#171;citt&#224; diffusa&#187; sono passati da 8.647 ettari a oltre 28 mila: il cemento si &#232; quadruplicato. Non fa differenza nemmeno Padova con il sindaco Flavio Zanonato, &#171;sceriffo rosso&#187; che deve aver perso di vista le leggi fisiche dello sviluppo sostenibile: &#171;Anticipando la stessa legge regionale - con una variante di Prg approvata con i voti del centrodestra e del centrosinistra - si sono trasformati oltre 4,7 milioni di metri quadri di aree destinate a verde pubblico in aree di perequazione, delegando ai privati il progetto delle nuove lottizzazioni ed ottenendone in cambio uno spezzatino di aree di verde pubblico in mezzo o ai margini dei nuovi caseggiati&#187; ricorda Sergio Lironi che ha seguito per cinque anni le sedute della Commissione urbanistica, presieduta dall'ex assessore socialista Sandro Faleschini.
Scelte miopi quanto dannose. Eppure, diventano perfino marginali rispetto ai tre ecomostri che fanno scandalizzare Legambiente, e non solo. In Veneto la catena di montaggio vera parte con i &#171;cavatori&#187; e arriva ai costruttori. Nel mezzo, l'economia del mattone va a braccetto con la politica dello sviluppo a senso unico. Una regione immobile in perenne adorazione del totem immobiliare. Con interessi speculativi che si dilatano, nutriti da progetti sempre pi&#249; mastodontici.
Come Motor City che sboccia nel 1999 grazie ad una legge regionale che abbozza la necessit&#224; di un autodromo. E arriva il piano di Quadrante Europa che individua tra Vigasio e Trevenzuolo (Verona) il terreno ideale per il circuito. Sulla carta, superficie non edificabile per il 70% e gran parte dell'area destinata a parco regionale. Due anni dopo nasce la societ&#224; Autodromo del Veneto: tra i soci Veneto Sviluppo, la finanziaria della Regione, e successivamente rombano anche i comuni. Nel 2004 i lavori vengono affidati a Draco Spa: nella lista dei costruttori c'&#232; anche Earchimede SpA, finanziaria di Brescia &quot;indagata&quot; dalla magistratura insieme all'ex presidente Emilio Gnutti dopo la scalata di Bpi ad Antonveneta. Lo scandalo dei &quot;furbetti del quartierino&quot; spinge Gnutti alle dimissioni, ma &#171;con l'entrata in scena dei soci privati inizia il turbine di varianti di leggi della Regione&#187; ricostruiscono a Legambiente.
Dal dicembre 2004 al marzo 2005, le varianti urbanistiche trasformano l'autodromo in un &quot;mostro&quot; di 4,5 milioni di metri quadri, con un' area industriale di 50 ettari e il polo commerciale pi&#249; grande d'Europa (altri 104 ettari), senza nemmeno coinvolgere la Provincia, I dieci centri commerciali del Veronese occupano 139.490 metri quadri. A Motor City, si immagina uno shopping center che da solo concentra a Vigasio 195.000 metri quadri pari al 140% delle superfici occupate nell'intera provincia.
Nel 2006, Earchimede viene sostituita da Coopsette di Reggio Emilia. Due anni dopo a Vigasio e Trevenzuolo vengono approvate varianti su richiesta di Autodromo del Veneto. Risultato: l'altezza delle costruzioni passa da 12 a 35 metri.
Ma ecco il secondo mostro: Euroworld che si candida a competere con Venezia come attrattiva turistica, a giudicare dalle stime di 30 mila visitatori al giorno. L'Europa in miniatura stile Disneyland che si fa strada con la &quot;bonifica ambientale&quot; delle valli da pesca: paludi del Delta del Po trasformate in &#171;divertimento acquatico&#187;, con gli immancabili campi da golf, campeggi e park. Le piatte golene del Po di Maistra come base per un campus in stile universitario.
&#171;Tutto in palese violazione della legge regionale 394/91 che ha &quot;consegnato&quot; il futuro della zona al parco del Delta del Po per gli alti valori naturalistici ed ambientali del territorio. L'effetto devastante sulla flora e la fauna appare scontato: la miriade di costruzioni accessorie a Euroworld modificheranno per sempre gli equilibri idraulici del territorio, tagliando le gi&#224; precarie connessioni ecologiche. L'Europa in miniatura rischia di far scomparire il sistema agricolo ancorato con i cicli del fiume. E di allontanare per sempre le specie che vivono nelle garzaie, le aree stanziali per gli animali fondamentali per la tutela del territorio&#187; prevede Legambiente. Ultimo ecomostro, ma ancor pi&#249; devastante, &#232; Veneto City. Di fatto, la &quot;fiera delle fiere&quot; che cancellerebbe ogni prospettiva per le attuali strutture espositive di Verona, Padova e Vicenza. Ma anche una sorta di &quot;mega vetrina&quot; della produzione a Nord Est, che metterebbe spalle al muro i commercianti all'ingrosso e gli artigiani di nicchia. Un milione e 700 mila metri quadri edificabili, a met&#224; strada fra Venezia e Padova. Un centro servizi polifunzionale capace di attirare nella Riviera del Brenta 70 mila veicoli al giorno. Uno show room del Veneto formato megalopoli dove ora si vedono ancora i campi intorno a Dolo. &#171;Veneto City &#232; grande 17 volte la Fiera di Padova. Prevede centri direzionali, quartieri generali, poli di rappresentanza di enti amministrativi e aree espositive promozionali. Ma anche l'auditorium, il museo d'arte contemporanea, farmacie, banche e sale cinema. Insomma, una vera e propria citt&#224; artificiale con 40 mila persone di giorno e completamente disabitat&#171;&#171;&#171;&#171;a di notte&#187; sintetizza Legambiente.
Il faraonico progetto della &quot;nuova citt&#224;&quot; del Veneto &#232; opera dell'ingegner Luigi Endrizzi che ha gi&#224; trasformato il quadrante di Padova Est nel concentrato di ipermercati intorno alla filiale dell'Ikea. Al suo fianco nell'impresa, i trevigiani Giuseppe Stefanel e Fabio Biasuzzi con altri investitori minori come Olindo Andrighetti. Veneto City &#232; nel crocevia dell'autostrada, della ferrovia e dell'innesto del nuovo Passante. Contempla un &quot;satellite ricettivo&quot; con mille stanze alberghiere pi&#249; la torre telematica (alta 150 metri) per governare tutto il traffico della regione.
Tre ecomostri per il Veneto che ha perso la testa. E non &#232; un videogioco...&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>G20: la truffa dei paradisi fiscali </title>
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<category domain="http://www.chioggialab.org/web/spip.php?rubrique9">Diritti di cittadinanza</category>


		<description>Romano Nobile Ares &lt;br /&gt;Le tanto esaltate decisioni del summit di Londra sono in realt&#224; prive di conseguenze per i santuari della finanza speculativa globale. E' dal 1999 che l'Ocse tenta invano di imbrigliare i paradisi fiscali, senza ottenere la collaborazione dei governi. &lt;br /&gt;Quanto deciso dal G20 sui paradisi fiscali &#232; una truffa. Il G20 ha infatti deciso di stilare una lista nera dei paradisi fiscali che dovranno adeguarsi alle regole dettate dall'Ocse in materia di trasparenza e (...)


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Romano Nobile Ares&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le tanto esaltate decisioni del summit di Londra sono in realt&#224; prive di conseguenze per i santuari della finanza speculativa globale. E' dal 1999 che l'Ocse tenta invano di imbrigliare i paradisi fiscali, senza ottenere la collaborazione dei governi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quanto deciso dal G20 sui paradisi fiscali &#232; una truffa. Il G20 ha infatti deciso di stilare una lista nera dei paradisi fiscali che dovranno adeguarsi alle regole dettate dall'Ocse in materia di trasparenza e impegnarsi a eliminare il segreto bancario. Le eventuali sanzioni sono state rinviate a un prossimo summit. Ora &#232; facile constatare come una lista nera fosse stata gi&#224; compilata dall'Ocse nel 1999, al termine di una lunga istruttoria effettuata attraverso contatti bilaterali e multilaterali con i vari governi.
L'elenco comprendeva quarantasette stati che rispettano i requisiti di paradisi fiscali Tra questi erano stati esclusi quelli che si erano formalmente impegnati a modificare i propri ordinamenti in ottemperanza alle regole Ocse [le cosiddette Advance commitments jurisdiction]. E cio&#232; quei paesi [buoni] inseriti in un lista bianca [Bermuda, Isole Cayman, Cipro, Malta, Isole Mauritius, San Marino].Gli altri quarantuno paesi erano stati divisi a secondo del loro grado di adesione alle &#171;advance&#187;.
Per quanto concerne gli Stati pronti a cooperare, l'intenzione era quella di integrarli progressivamente nel progetto di sviluppo di un modello per lo scambio di informazioni e la creazione di una struttura multilaterale volta alla reciproca collaborazione ed alla mutua assistenza. Contro gli Stati non cooperativi [come ad esempio le Bahamas] che rifiutavano ogni forma di collaborazione era invece prevista la predisposizione di apposite misure difensive, la cui intensit&#224; e le cui modalit&#224; di applicazione erano rimesse ai singoli Stati. Le possibili misure consigliate dall'Ocse erano volte a isolare i paradisi fiscali che si mostrassero indifferenti a ogni forma di cooperazione con le autorit&#224; nazionali e internazionali. In definitiva una politica molto, molto soft. Erano quindi gi&#224; previste fin dal 1999 una lista nera [dei non collaborativi], una lista grigia [dei possibili collaborativi] e una lista bianca [dei gi&#224; collaborativi]. I componenti delle liste negli anni successivi potevano mutare lista in base alla loro cooperazione per adeguarsi alle regole pi&#249; trasparenti. [cfr il libro &#171;Paradisi fiscali&#187; dell'Ares, edizioni Malatempora]. Da parte dei singoli Paesi nulla &#232; stato fatto finora per applicare misure restrittive. Nessuna sanzione, per cui paesi europei come la Svizzera, il Liechtenstein e il Lussemburgo hanno continuato a difendere con le unghie il segreto bancario. Poich&#232; nessun controllore controlla i controllori, anche Paesi presenti al G20, come l'Inghilterra, madre di tutti i paradisi fiscali, la Cina [Hong Kong &#232; la regina del riciclaggio], la Russia [anch'essa nota per il riciclaggio di denaro sporco assieme ai suoi ex paesi satelliti Moldavia, Slovacchia ecc.], l'Italia [con i suoi 200 miliardi di evasione fiscale], hanno continuato a comportarsi nell'opacit&#224; pi&#249; assoluta.
A latere del G20, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico [Ocse] nella serata del 2 aprile ha pubblicato una ulteriore lista nera, che dovrebbe essere recepita dal G20, in cui figurerebbero soltanto quattro paesi [Costa Rica, Malaysa, Filippine e Uruguay]. Tutti gli altri sono stati inseriti nella zona grigia, compresa la Svizzera. E pensare che la Federazione Elvetica le sta tentando tutte per conservare il segreto bancario. Arrivando perfino a chiedere il boicottaggio delle auto tedesche, quelle della nazione pi&#249; attiva nel chiedere pi&#249; trasparenza. Il Ministro delle finanze di Berlino ha ricevuto una valanga di lettere anonime con minacce e insulti.
Il risultato relativo ai Paradisi fiscali, presentato dalla conferenza stampa del G20 come un grande successo, si rivela quindi ben poca cosa. L'opacit&#224; dei forzieri delle banche che prosperano nei paesi della cosiddetta zona grigia non sar&#224; intaccata, mentre le sanzioni previste ma rinviate possono essere valutate tranquillamente come un ennesimo grande bluff.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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